19 aprile 2018

2 – Da che anno è possibile consultare i registri dello stato civile in Italia?

Lo Stato civile fu introdotto in Italia a partire dal 1806, a seguito dell’annessione di molte regioni all’Impero francese e con l’introduzione del Codice civile, e rimase in vigore fino al 1815.

Per l’ex Regno delle Due Sicilie, corrispondente all’incirca all’attuale Italia Meridionale, e per il Ducato di Modena e Reggio, lo stato civile ha una sua continuità dal 1809. In Sicilia, esso fu introdotto soltanto nel 1820.

Nel Granducato di Toscana, con la restaurazione, fu attuato un sistema misto: con il motuproprio del 18 giugno 1817 fu istituito l’Ufficio dello stato civile, un organo centrale dipendente dalla Segreteria del regio diritto con compiti di coordinamento e vigilanza sull’operato dei parroci e dei cancellieri in materia di stato civile e di gestione dei relativi documenti nel territorio dell’intero Granducato di Toscana. Lo stesso accadde nel Regno di Sardegna a partire dal 1837 con l’introduzione del “Regolamento per la tenuta dei registri destinati ad accertare lo stato civile” annesso alla lettera patente del 20 giugno.

Soltanto dal 1866 ad oggi, la fonte Stato civile ha una sua continuità in tutte le regioni e province italiane.

Naturalmente nelle regione acquisite al Regno d’Italia successivamente all’Unità, le serie dello stato civile iniziano dopo il 1866: per il Lazio e Roma dal 1870, dal 1871 in Veneto e Friuli (eccetto l’area ex austriaca),  nel Trentino Alto Adige dal 1918, cioè al termine della Prima Guerra Mondiale.