Il portale Antenati, promosso dalla Direzione Generale Archivi e curato dall’Istituto Centrale per gli Archivi, nasce con lo scopo di rendere fruibile sul web l’enorme patrimonio dei fondi dello stato civile, e non solo, conservati nei nostri archivi di Stato.

I fondi di Stato civile digitalizzati, grazie ad una convenzione sottoscritta nel 2011 con FamilySearch, e pubblicati online non appartengono in genere agli archivi storici dei Comuni ma sono, per lo più, la seconda copia dei registri inviata dagli stessi Comuni al Tribunale territorialmente competente.

Trascorso il periodo previsto dalla norma, i Tribunali versano più o meno regolarmente ai rispetti archivi di Stato, insieme alla propria documentazione, anche i registri dello stato civile. Dal 2001 la vigilanza sullo stato civile è stata devoluta alle Prefetture, così come presso di esse da allora sono destinati a confluire i secondi originali dei registri.

Nella sezione “Il territorio e le fonti” è possibile verificare la consistenza documentaria dei fondi di stato civile conservati nei diversi archivi di Stato

Lo Stato civile fu introdotto in Italia a partire dal 1806, a seguito dell’annessione di molte regioni all’Impero francese e con l’introduzione del Codice civile, e rimase in vigore fino al 1815.

Per l’ex Regno delle Due Sicilie, corrispondente all’incirca all’attuale Italia Meridionale, e per il Ducato di Modena e Reggio, lo stato civile ha una sua continuità dal 1809. In Sicilia, esso fu introdotto soltanto nel 1820.

Nel Granducato di Toscana, con la restaurazione, fu attuato un sistema misto: con il motuproprio del 18 giugno 1817 fu istituito l’Ufficio dello stato civile, un organo centrale dipendente dalla Segreteria del regio diritto con compiti di coordinamento e vigilanza sull’operato dei parroci e dei cancellieri in materia di stato civile e di gestione dei relativi documenti nel territorio dell’intero Granducato di Toscana. Lo stesso accadde nel Regno di Sardegna a partire dal 1837 con l’introduzione del “Regolamento per la tenuta dei registri destinati ad accertare lo stato civile” annesso alla lettera patente del 20 giugno.

Soltanto dal 1866 ad oggi, la fonte Stato civile ha una sua continuità in tutte le regioni e province italiane.

Naturalmente nelle regione acquisite al Regno d’Italia successivamente all’Unità, le serie dello stato civile iniziano dopo il 1866: per il Lazio e Roma dal 1870, dal 1871 in Veneto e Friuli (eccetto l’area ex austriaca),  nel Trentino Alto Adige dal 1918, cioè al termine della Prima Guerra Mondiale.

Per effettuare una ricerca nella documentazione dello stato civile è necessario conoscere, oltre l’anno,  anche il luogo di origine. In assenza di altri indizi è consigliabile tentare di individuare in quali comuni è diffuso un determinato cognome,  sfogliando le banche dati dei nomi tratte dai registri di stato civile interrogabili nella sezione “Trova i nomi” o cercando in altre banche dati, quali:

Soltanto dopo aver individuato i comuni nei quali compaiono i cognomi che si sta cercando allora si potrà interrogare la banca dati del Portale degli Antenati o scrivere ai singoli Archivi di Stato o, anche, direttamente agli uffici di Stato civile dei Comuni.

Per ulteriori informazioni su come effettuare una ricerca genealogica si rimanda alla sezione La ricerca genealogica del Portale degli Antenati.